il blog morto, vivente tuttavia
Lunedì 22 gennaio
* Julian Fane – New Faces – Our New Quartes (Planet Mu)
* Mersenne – There’s A Place – Stolen Dresses (Urtovox)
* Murièl – Fiocchi Di Neve – Il Movimento Necessario (Jato Music)
* FKT – Hate – Teenage Feelings (Errata Prridge)
* Giardini Di Mirò – Spectral Woman – Dividing Opinions (Homesleep)
* Christopher Willits – Medium Blue – Surf Boundaries (Ghostly International Company)





Martedì 19 dicembre
Mercoledì 20 dicembre
Giovedì 21 dicembre
Venerdì 22 dicembre
Martedì 11 dicembre 
Lunedì 23 ottobre
1. Erase Errata – Cruising - Night Life (Kill Rock Stars)
2. Over The Atlantic – Starsign - Junica (Carpark)
3. Easy Star All Star – Airbag feat. Horace Andy - Radiodread (Easy Star Records)
4. Milanese – Caramel Cognac - Extend (Planet Mu)
5. Four Tet – Carmella - Remixes (Domino)
6. Arab Strap – First Big Weekend - Ten Years Of Tears (Chemikal Underground)

Martedì 24 ottobre
1. Milanese – Caramel Cognac - Extend (Planet Mu)
2. Alias & Tarsier – Planet That Draws A White Line - Planet That Draws A White Line (Anticon/Skam)
3. Easy Star All Star - Airbag feat. Horace Andy - Radiodread (Easy Star Records)
4. Erase Errata – Cruising - Night Life (Kill Rock Stars)
5. Sluts Of Trust – Piece O’ You - Chem087CD+DVD (Chemikal Underground)
6. The Clientele – (I Can’t Seem To) Make You Mine - Strange Geometry (Merge)

Mercoledì 25 ottobre
1. CSS – Let’s Make Love And Listen To Death From Above - CSS (Sub Pop)
2. The Radio Dept. – Per Grief - Per Grief (Labrador)
3. The Pipettes – Pull Shapes - We Are The Pipettes (Memphis Industries/V2)
4. Arab Strap – First Big Weekend - Ten Years Of Tears (Chemikal Underground)
5. Kill The Vultures – Moonshine - The Careless Flame (Locust Music)
6. Over The Atlantic – Starsign - Junica (Carpark)

Giovedì 26 ottobre
1. The Bamboos feat Alice Russell – Trascend Me - Soulshaker Vol.3 (Record Kicks)
2. Erase Errata – Cruising - Night Life (Kill Rock Stars)
3. Sufjan Stevens – Chicago Acoustic - The Avalanche (Rough Trade)
4. Over The Atlantic – Starsign - Junica (Carpark)
5. Fat Jon & Styrofoam - Scream It Out - The Same Channel (Morr Music)
6. Console – By This River - Mono (Disko B)

Venerdì 27 ottobre
1. Easy Star All Star - Airbag feat. Horace Andy - Radiodread (Easy Star Records)
2. Barbara Morgenstern – The Operator - The Grass Is Always Greener (Monika Enterprise)
3. Milanese – Caramel Cognac - Extend (Planet Mu)
4. Field Music – Can You See Anything - Write Your Own Music (Memphis Industries)
5. The Voices – As Long As I Die Before You, I’ll Survive - The Voices (Kung Fu)
6. Console – By This River - Mono (Disko B
Dopo un'assenza di oltre un anno, torna sulle frequenze di Controradio il programma dedicato all'indie in tutte le sue forme musicali. GLIDER questa volta avrà cadenza QUOTIDIANA, in prima serata, e una durata di 30 minuti ca. Nel giro di un paio di giorni posterò la playlist della prima settimana. Stay Tuned...
attenzione attenzione. non c'è proprio niente da dire. il blog continua a essere morto. io non scrivo da mesi e i libri che dovrei divorare mi guardano sempre più con indifferenza. devo devo devo rimettermi al lavoro. anche se al momento m'accontento di mettermi in mutande. perché il caldo non aiuta.
forse è arrivata l'ora di ricominciare. che ne dite? adesso che alcuni di voi hanno preso confidenza col sistema del blog (che doveva essere un passatempo e invece è diventato un punto di incontro utitlissimo per noi che viviamo e lavoriamo a distanza), sarebbe forse il caso di dare una sistemata alla grafica (grafica?) di questo postaccio e riprendere a postare delle cose minuscole, come quei nostri vecchi scambi di letture, ascolti e visioni.
allora? vogliamo darci fuoco o no?
michele casella si sta per laureare in giurisprudenza e quindi ci fa attendere... ci fa desiderare la sua risposta sulla questione rivista... attendiamo. intanto godiamoci canicola (e il suo blog), la nuova rivistina partorita da un padano impasto finnico-terrone in quel di bologna. ne parleremo, spero, presto. e - non di rado - male. ma con innocente partecipazione. questa è l'unica garanzia. la mia e nostra zavorra etica. buona giornata.
caro michele, devi in effetti spiegarmi per prima cosa il perché. perché fare una rivista? con tutti gli scazzi e i problemi economici che comporta... non sarebbe meglio fare una grigliata? perché tanta voglia di rivista e così poca voglia di grigliata? me lo spieghi? roberto e io aspettiamo un tuo post chiarificatore.
ciao,
michele spiegaci perchè dovremmo fare una rivista. quali i contenuti? le recensioni con su scritto "di pacermi mi è piaciuto questo fil che come cosa va benissimo dal punto di vista umano..."?
spiegalo con un altro post.
vaffanculo
NEW YORK.- American/Bulgarian-born artist Christo (L) and his wife, American/French-born Jeanne-Claude (R) announce details of their collaborative project, "The Gates, Central Park, New York City, 1979-2005", at a press conference, 22 November, 2004, in New York. The temporary work of art will consist of 7,500 gates with hanging saffron-colored fabric panels lining 23 miles of pedestrian paths in New York's Central Park and will be unfurled on 12 February, 2005.
On January 22, 2003 Michael R. Bloomberg, Mayor of New York City, announced that the city has given permission to New York artists Christo and Jeanne-Claude to realize their temporary work of art:The Gates, Central Park, New York, 1979-2005.
The 7500 Gates, 16 feet (4.87 meters) high with a width varying from 5' 6" to 18 feet (1,67 m to 5,48 meters) will follow the edges of the walkways and will be perpendicular to the selected 23 miles of footpaths in Central Park. Free hanging saffron colored fabric panels suspended from the horizontal top part of the gates will come down to approximately 7 feet ( 2,13 meters) above the ground. The gates will be spaced at 12 foot (3,65 meter) intervals, except where low branches extend above the walkways allowing the synthetic woven panels to wave horizontally towards the next gate and be seen from far away through the leafless branches of the trees. The temporary work of art The Gates is scheduled for February 2005, to remain for 16 days, then the 7,500 Gates shall be removed and the materials will be recycled.
As Christo and Jeanne-Claude have always done for their previous projects, The Gates will be entirely financed by the artists through C.V.J. Corp, (Jeanne-Claude Javacheff, President) with the sale of studies, preparatory drawings and collages, scale models, earlier works of the fifties and sixties, and original lithographs on other subjects.
The artists do not accept sponsorship or donations.
Christo and Jeanne-Claude have donated the merchandising rights to the charitable foundation "NNYN" (Nurture New York's Nature and Arts) who are sharing these rights with The Central Park Conservancy.
Quel fastidioso ronzio
Alex Colville, pittore canadese
di Roberto Laforgia

La prima immagine che ho visto di Alex Colville è stampata sulla copertina di un recente Adelphi. Una bambina vista di lato salta sulla corda. La sua immagine è bloccata, sembra una statua sospesa nell’aria. Sotto i suoi piedi si espande un paesaggio residenziale misero e levigato. Il tessuto pittorico mi è sembrato eccezionale nonostante le piccole dimensioni della riproduzione.
Alex Colville ritrae meticolosamente i suoi soggetti, si serve della tecnica del puntinismo (difficile da notare dalle scansioni) così da raggiungere una maggiore risoluzione e un’atmosfera vitrea. Le scene immerse nel torpore, se guardate attentamente, ci svelano stridenti contrasti. In genere assistiamo a scontri tra uomo e natura o tra natura e artificio con risvolti talvolta shockanti, Horse and train (1954) (per una lettura più sensata richiedi, commentando questo articolo, la cartella con le immagini), talvolta sereni ma demoralizzanti, August (1979) in cui l’animale, il vegetale, e l’umano ci si presentano insieme, posti allo stesso livello e distanti tra loro come se nessun contatto fosse possibile.
Il livello di astrazione è basso ma stuzzicante. A parte il tessuto pittorico, che ricorda vagamente la pittura dei primitivi italiani, perciò dal clima quasi magico, la costruzione anatomica è leggermente sfasata particolarmente nelle articolazioni "slogate", non abbastanza salde da tenere in piedi i corpi. Queste articolazioni a 360 gradi presumono anche dei movimenti illogici, l’incapacità della mente di gestire il corpo. C’è un abisso tra le due sfere dell’umano, fisicità e razionalità. Un abisso che diventa rimpianto e matura nel sentimento di riconciliazione con la natura in New moon (1980), May (1979), Fete champetre (1984) in cui l’interazione seppur momentanea è positiva e fa filtrare in noi spettatori quel relax in cui i personaggi sono immersi. Ma il ritorno alla natura nell’opera di Alex Colville ha incontrato non pochi avversari in Family and rainstorm (1995), Child and Dog (1952) e Three sheep (1954), quest’ultima tra le immagini più dirette e d’impatto di Colville, vicina a Gli uccelli che intanto invadevano i nostri cinema e in stretta sintonia con le minacciose vegetazioni di Charles Burchfield (Ohio 1893 – New York 1967) in Sun glitter (1945), e nel più silenzioso Edward Hopper (New York 1882 – 1967) in Martha McKeen of Wellfleet.
Colville è un pittore di contrasti, di pungenti cortocircuiti tra realtà diverse in un continuo e inevitabile faccia a faccia (o a muso). Anche dai titoli deduciamo l’intenzione di rappresentare scontri di coppia (bambino e cane, famiglia e tempesta, cavallo e treno ecc.).
Colville appartiene ad una generazione che ha vissuto in ampi spazi naturali in cui un trattore, un aratro, una casa isolata, una volante della polizia fanno da contrappunto lampante al mondo non (ancora) civile. Il paragone con Burchfield non può non ritornare se guardiamo Rainy day (1935) del più anziano pittore statunitense e Snow (1969) di Colville. In entrambi i casi l’uomo ribatte le decisioni della natura costruendo attorno a se un ambiente ideale, a costo di limitare significativamente il campo d’azione. E qui ancora Hopper: una donna cascata anch’essa nell’errore di limitare il suo campo d’azione rende offensivamente vana la sua calda sensualità, Carolina Morning (1955).
Le nostre case, i nostri giardini, i nostri uffici ci fanno da nuovo utero. Abbiamo bisogno di elementarizzare le cose che circondano e rendere tutto più piccolo e funzionale per sentirci a nostro agio e più grandi di tutto il resto. Perché tutto ciò? Colville e non di meno Burchfield, Hopper e il fotografo americano William Eggleston non sono a caccia del colpevole, non si sente neanche il sapore della colpa, assistiamo soltanto ad una ricerca quasi acritica del dato reale. Se escludiamo momentaneamente Burchfield da questo formidabile gruppo di realisti-astratti, possiamo assistere al momento in cui l’organizzazione dell’ambiente ideale va in tilt, stordita forse da qualche influsso malefico della natura. Chiara è la rappresentazione di questo concetto in June (1979) di Colville in cui un aeroplano telecomandato, influenzato dalla freschezza dei pini, rivendica la sua autonomia all’uomo, volando pericolosamente sopra la testa di un bambino. Citiamo, per confermare la sintonia con gli altri autori, Ground Swell (1939) del più sottile Hopper, e la fotografia di William Eggleston.
Colville è la voce più stridente, più gridata di questo sentire tanto diffuso nelle arti figurative d’oltreoceano. A volte, chissà, forse strizza l’occhio ai maestri o forse no. Certo è che la sua ricerca cromatica e volumetrica aggiunge all’immaginario della tematica natura-artificio un lirismo sospeso che ci fa sentire quel fastidioso ronzio più chiaramente.
http://cybermuse.gallery.ca/cybermuse/search/artist_work_e.jsp?iartistid=1087
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